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Reazioni all'intifada della banlieue parigina

Lafif Lakhdar, intellettuale tunisino che vive attualmente nella periferia di Parigi, racconta ad Arabiliberali.it le sue impressioni sugli ultimi avvenimenti nella banlieue. Secondo Lakhdar non si possono accusare le parole del ministro dell'Interno francese, Nicolas Sarkozy, per le recenti violenze da parte di giovani francesi di origine maghrebina. "Da Gennaio a oggi sono state bruciate 27 mila auto e Sarkozy ancora non aveva pronunciato alcun discorso. Quotidianamente si bruciano anni da vari anni e scontri tra bande sono all'ordine del giorno.
Il problema è che la Francia ha fallito nella sua politica di integrazione. La situazione nella banlieue è grave e appoggio questi ragazzi anche se non ne approvo i mezzi violenti e vandalici della loro lotta. Ci sono quattro modi per integrare gli immigrati in un paese: la scuola, il lavoro, il sindacato e il luogo di culto. In Francia la scuola non ha saputo assimilare gli studenti, nelle aule della banlieue infatti la maggior parte degli alunni sono di origine straniera. Il lavoro e il sindacato hanno fallito: molti immigrati non hanno alcuna specializzazione professionale e il tasso di disoccupazione in queste comunità è molto alto. 
La moschea propaganda l'isolamento: gli imam propagano le idee fondamentaliste dello sceicco Youssef al-Qaradhawi e di Rachid Ghannouchi, che emanano fatwe contro i matrimoni misti. Ci sono inoltre quasi dodicimila casi di poligamia e nessuno è arrestato dalle autorità francesi: una discriminazione al contrario.
La Francia reputa che bisogna rispettare la cultura di queste persone, quando in Tunsia questo tipo di pratica è stato proibito dalla legge. Molti di questi ragazzi non si sentono francesi, nonostante abbiano la nazionalità. Lo Stato non ha finanziato corsi di lingua per integrare gli immigrati e molte persone parlano soltanto la loro madrelingua e quando sono a casa guardano i canali del loro paese attraverso il satellite. I loro figli nati in Francia si sentono emarginati, chiamano i lori connazionali gauri (termine berbero che signifa infedele) o mangiatori di maiale, e sono stati privati e si sono privati di ogni prospettiva futura: sono dei disagiati. Hanno perso la loro cultura d'origine, non parlano l'arabo, non si sentono francesi e sono emarginati sia nel paese dei loro padri sia nel luogo dove sono nati. E' come se fossero caduti tra due sedie. La repressione deve essere accompagnata da una vera e seria politica d'integrazione per far rispettare i valori della laicità e della Repubblica francese". 

Mohammed el-Houni, intellettuale libico, dice ad Arabiliberali.it che quello che va analizzato è se il sollevamento dei ragazzi della banlieue è un caso isolato o se è l'inizio di un'era violenta. "I ghetti in Europa esistono e la cosa più spaventosa è che non c'è alcuna politica seria che combatta il problema. Molti immigrati, che si sentono emarginati, sono strumentalizzati dai fondamentalisti che propongono una cultura alternativa a quella occidentale. La Francia come l'Italia pensano di aver realizzato la modernità, dopo l'Illuminismo.
Il fatto è che adesso c'è bisogno di un secondo Illuminismo che coinvolga i nuovi immigrati. L'Europa troppo spesso ha chiuso gli occhi davanti ai wahabiti, ha lasciato che i valori della laicità venissero calpestati., lasciando i fondamentalisti propagandare la conquista del continente con la bomba demografica. Dobbiamo subito iniziare un progetto di integrazione e aprire un dibattito culturale. La paura oggi è che si crei una politica violenta nei confronti dell'Islam, senza risolvere il problema. Allora sì che l'Europa rischierebbe di perdere tutte le proprie conquiste".

Abd al-Rahman al-Rashed sulle pagine di Asharq al-Awsat, quotidiano indipendente con base a Londra di proprietà saudita, scrive che non è accettabile che lo Stato francese non abbia in Parlamento alcun membro della comunità araba-musulmana.

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