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Rapporto Mehlis: Soltanto politica o anche soldi dietro l'omicidio di Hariri?
Ghaida Fakhri
Asharq al-Awsat
16-12-2005

Quando Detlev Mehlis, a capo della Commissione internazionale istituita dal Consiglio di Sicurezza per indagare sull'omicidio dell'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri, ottenne questo incarico la scorsa estate decise dopo poche settimane di concentrarsi su "la pista siriana", senza vagliare altre ipotesi. Arrivò pertanto alla conclusione che il movente più probabile  per l'omicidio fosse quello "politico". Questa conclusione, senza dubbio, non richiese molte indagini alla luce di una sconcertante e complicata operazione che aveva come obiettivo tutto il corteo che seguiva una personalità politica e che godeva di un alto grado di protezione.
Partendo da questo presupposto, l'omicidio di Hariri non può che essere "politico". Il fatto che le indagini si siano concentrate sulla pista siriana e siano state messe da parte le altre ipotesi, costituisce un fatto naturale, soprattutto alla luce della forte polarizzazione politica e della tensione in Libano. Numerosi ambienti hanno già spiegato che ciò che è accaduto allude chiaramente al coinvolgimento del governo siriano nell'omicidio. Il Consiglio di Sicurezza è intervenuto nel caso dell'assassinio di Hariri, visto l'ipotetica colpa di Damasco. Ma, come succede in ogni indagine, è necessario seguire tutti quanti i fili e tutti i moventi possibili, comprese le parti che potevano trarre vantaggio dal delitto.

Mehlis aveva già accennato nel suo primo rapporto dello scorso 20 ottobre, che "il movente più  probabile dietro l'omicidio è politico", alludendo al fatto che "il delitto non era stato portato a termine  da singoli, ma eseguito da un gruppo di professionisti: è molto probabile che fossero la corruzione, il riciclaggio e la falsificazione di denaro i moventi che hanno indotto alcune delle persone coinvolte a partecipare all'operazione". Tuttavia questa possibilità, che Mehlis non considerò inverosimile nell'ottobre scorso, non è comparsa nel rapporto fino a ora, nonostante il giudice internazionale avesse ricostruito precisamente - nel suo ultimo rapporto - il crollo della banca Al-Madina a metà del 2003. Mehlis aveva anche rivelato che "la commissione ottenne informazioni che indicavano che Hariri aveva annunciato che avrebbe adottato provvedimenti per indagare più esaurientemente sullo scandalo della banca, nel caso fosse tornato al potere".

E se la questione del crollo della banca Al-Madina non costituì un evento importante negli ambienti internazionali a New York, lo fu per il Libano il crollo de "La Banca del Credito e del Commercio internazionale" riguardo il mondo della finanza, la cui sentenza fu emanata negli Stati Uniti nel 1990. Su "La Banca d'Inghilterra", dallo scorso gennaio, pende l'accusa di aver mentito per 20 anni al governo britannico sul caso del crollo della BCCI. Quando gli eventi diventano "politici", ci sono però molte questioni da tenere in considerazione. E con la sparizione di più di un miliardo di dollari depositati nella banca Al-Madina, che era in bancarotta, non vi è dubbio che molte persone coinvolte in questo caso aggravarono il rapporto.

A volte è difficile seguire la linea logica di Mehlis, il quale ha accennato di non considerare improbabile che "lo scandalo della banca Al-Madina abbia il potere di far emergere i moventi di alcune delle persone implicate nell'omicidio di Hariri" da un lato, e ha sostenuto dall'altro che la commissione internazionale "non possiede la capacità né la qualifica per investigare nel caso Al-Madina", consigliando la necessità di "non amplificare l'importanza di tale questione". Mehlis ha comunque ammesso la probabilità che la questione economica rappresenta una parte dei complotti che riguardano alcune persone implicate nell'assassinio di Hariri, nonostante continui a credere che sia soltanto un caso politico.

Non c'è niente di strano in quello che ha detto Mehlis sulla Commissione - di cui è stato a capo durante i mesi scorsi, ma di cui è pronto a lasciare a breve il comando per un successore non ancora stabilito - dichiarando che non possiede la capacità di aprire un'indagine sul caso della banca Al-Madina. Sorprende, invece, che lo stesso giudice tedesco abbia confermato che la Commissione  non possiede la qualifica per continuare a indagare su quelle ipotesi che, partendo dal caso di Al-Madina, potrebbero condurre a scoprire ulteriori identità e tutti i moventi di chi uccise Hariri. E' risaputo che i nomi di alcune autorità - siriane e libanesi - furono citati nel contesto dell'indagine di Mehlis e anche nell'indagine che le autorità libanesi avevano citato nel caso della banca Al-Madina.

Spesso seguendo il filo che conduce ai soldi si ha successo nelle indagini. E quando ci sono di mezzo grandi quantità di denaro, la pista criminale si collega alla pista politica. Se Hariri si fosse preso l'impegno di avviare un'indagine esauriente nello scandalo della banca Al-Madina una volta tornato al potere, sarebbe stato difficile chiudere un occhio su questo caso, considerato come un movente forte per le persone implicate nello scandalo della banca. Una delle motivazioni dell'assassinio potrebbe quindi essere di aver cercato di impedire che Hariri continuasse a indagare su quel filo che conduceva direttamente al denaro.
Trad. Chiara Comito

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