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Quale sarebbe la condizione della donna se salissero al potere i Fratelli Musulmani?
Mona Eltahawy
Asharq al Awsat
05-12-2005

"Asharq al-Awsat" ha dedicato la scorsa settimana un'intera pagina di risposta a questa domanda: "Che cosa succederebbe se i Fratelli Musulmani salissero al potere in Egitto?". Sono state trovate risposte interessanti, ma resta ancora un interrogativo in sospeso: come sarebbe la vita per le donne con i Fratelli Musulmani al potere?

È il caso di rivolgere questa domanda a Makarem Al-Diri, l'unico candidato donna della Fratellanza, che però non ha trovato consensi a Madinat an-Nasr, la città di cui voleva essere rappresentante.

Il Partito Democratico Nazionale ha candidato soltanto sei donne, e ciò crea delle difficoltà a criticarne una, ma non potrò certo appoggiare Al-Diri per il semplice fatto che sia una donna.

Makarem Al-Diri è madre di sette figli. Ha affermato senza mezzi termini che il posto delle donne è la casa dove "il loro ruolo principale è quello di essere brave madri che badano ai propri figli". Eppure sappiamo che lei lavora fuori casa - insegna letteratura araba all'Univerità al-Azhar dove si è laureata - perché suo marito Ibrahim Ashraf Al-Qiadi dei Fratelli Musulmani è morto e i suoi figli sono cresciuti.

Le sue parole non volevano essere rivolte contro donne come noi che credono in un ruolo della donna fuori casa; ciò che ha affermato è però incauto e contrastante con la realtà a cui appartiene quell'ampia fetta di popolazione al fianco della quale i Fratelli Musulmani si vantano di essere: i poveri dell'Egitto.

Può darsi che le donne a Madinat An-Nasr riescono a vivere con il solo stipendio dei mariti, ma molte famiglie in Egitto hanno bisogno di due stipendi per sopravvivere. C'è più di un quarto delle famiglie, poi, che sono mantenute soltanto dalle donne; in queste case gli uomini hanno perso il lavoro oppure hanno abbandonato del tutto le loro famiglie.

La dottoressa Makarem ha perentoriamente affermato all'agenzia France Presse che le donne e i bambini in occidente sono vittime della violenza perché hanno dimenticato che gli uomini sono superiori alle donne. Non ha chiarito però se i bambini e le donne nelle società arabe si trovano di fronte allo stesso tipo di violenza.

E per spiegare perché solo gli uomini hanno diritto di decidere la fine del matrimonio ha detto "Le donne sono volubili. Chiedono il divorzio e poi si pentono delle loro decisioni".

Grazie a Dio al-Azhar, dove Al-Diri insegna, ha ignorato questa "volubilità" delle donne e ha invece scelto di dare il proprio consenso alla legislazione approvata nel 2000, che conferisce alla donna il diritto di intraprendere il divorzio, conosciuta con il nome di "khul'".

Non esiste cosa peggiore di una donna che usi la religione per offendere sé stessa, e se Al-Diri vuole deprezzarsi a questo modo, allora non dobbiamo permettere ai Fratelli Musulmani di attribuirci una visione tanto bassa della donna.

Dando una veloce occhiata all'influenza di visioni distruttive come questa negli Stati arabi scopriamo la misura in cui i diritti delle donne sono calpestati. Così basta chiedere alle donne in Palestina che tipo di emarginazione abbiano dovuto subire per mano di Hamas negli ultimi anni. Chiediamo alle donne in Kuwait dei due candidati islamici che ancora quest'anno si sono opposti di fronte a una legislazione che finalmente offre alle donne il diritto di voto. Chiediamo poi alle donne algerine della violenza che scoppia contro di loro da parte degli islamici.

In Giordania, chiediamo alle donne dei parlamentari islamici che rifiutano ogni richiesta di rafforzare le pene contro le violenze sessuali e se non siano stati i parlamentari islamici ad opporsi ad ogni legislazione che conferisse alla donna il diritto di voto. A sentire Al-Diri però le donne dovrebbero ringraziare gli islamici che hanno proibito loro di poter chiedere il divorzio perché sono irrimediabilmente "volubili" e se prendessero una decisione del genere poi se ne pentirebbero.

Perché permettiamo che i pedanti religiosi applichino tante idee radicali contro le donne? Perché tiriamo fuori tanti eloquenti argomenti sulla pericolosità di fanatici come questi nei confronti delle altre minoranze religiose e del liberalismo mentre restiamo muti di fronte ai pericoli riguardo alle donne?

Non posso però parlare della posizione dei Fratelli Musulmani nei confronti delle donne senza menzionare il velo. Questo tema non avrebbe alcuna importanza secondo molti egiziani, che affermano che la maggior parte delle donne egiziane lo indossano. Questo è vero, ma non ha niente a che fare con l'argomento.

I lettori abituali dei miei articoli ricorderanno quell'incontro che ho fatto a giugno scorso con Mahdi 'Akif, il leader dei Fratelli Musulmani, occasione che ho sfruttato per chiedergli se il suo gruppo avesse già in mente qualcosa da inserire nella Costituzione egiziana per quanto riguarda i diritti delle donne nel caso fossero saliti al potere.

'Akif affermò con sicurezza che i Fratelli Musulmani non minacciano i diritti delle donne, anzi nonostante io non portassi il velo, o fossi "nuda", come mi avrebbe permesso di entrare nel suo ufficio senza. Allora obiettai insistendo che non ero affatto nuda.

Un comportamento del genere non soltanto non mente sulla vera concezione che i Fratelli Musulmani hanno delle donne ma getta luce sulle due lingue che usano: una per gli egiziani o per i giornalisti musulmani, un'altra per i giornalisti occidentali. E proprio secondo questa differenziazione 'Akif non direbbe mai a una giornalista occidentale che è "nuda".

Gli egiziani sono stufi dell'impronta dittatoriale del governo e non vogliamo concedere il potere ai Fratelli Musulmani che utilizzano la religione per imporre un altro regime dittatoriale.

I Fratelli Musumani si sono camuffati con tanta cura con i colori dell'Islam da far passare chiunque rivolga una critica nei loro confronti per un nemico dell'Islam stesso. Dobbiamo adottare la parola "laicità" e dobbiamo farlo senza sentirci in colpa, prendendo come punto di partenza una separazione della religione dalla politica.

Non dobbiamo accettare in silenzio o offrire sostegno ai Fratelli Musulmani perché sono stati esclusi dall'attività politica o perché il governo li ha limitati quando ha arrestato e ristretto il numero dei loro elettori negli ultimi turni elettorali. Noi accusiamo la violenza e la falsificazione dei risultati elettorali, ma non dobbiamo tacere sotto la pressione del senso di colpa e non dobbiamo accettare la posizione dei Fratelli Musulmani.

E questo è vero soprattutto per quanto riguarda la loro visione delle donne, tanto più se le usano per imporsi.
Trad. Cecilia Fazioli

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