Oltre la polemica sul discorso del Papa
Hazem Sageyeh
Al-Hayat
20/09/2006
Descrivere le parole usate dal Papa durante la sua conferenza in Germania come stupide e irresponsabili non aggiungerebbe nulla di nuovo a ciò che è stato detto e che si continua a dire, in Oriente come in Occidente. Benedetto XVI ha inequivocabilmente dimostrato come delle oscenità possano essere pronunciate da chi si suppone che con oscenità e leggerezze non debba aver nulla a che fare.
D'altro canto, l'ascesa del cardinal Joseph Ratzinger a ruolo di Papa non è stata certo l'espressione di rinnovamento di un mondo che continua a immischiare la religione nella politica e nella società.
Nel 1979, per esempio, la Chiesa cattolica e il suo Papa, Giovanni Paolo Secondo, hanno giocato un ruolo centrale nella rivoluzione nazional-operaia che ha messo fine al regime totalitario frutto dell'Unione Sovietica.
Persino nei paesi avanzati si registrò un ricorso alla fede e una rivalutazione del patrimonio culturale: ne furono un esempio Margaret Tatcher, che divenne Primo Ministro proponendo un duplice programma di dissoluzione dei sindacati e di ritorno alla cultura vittoriana, e Ronald Reagan, che rappresentava negli Stati Uniti la sentinella della fede nei confronti del comunismo.
Il mondo musulmano a questo punto ha fatto sentire la sua voce attraverso due azioni sconvolgenti che hanno avuto, e che hanno tutt'ora, delle serie ripercussioni. Da una parte, l'ayatollah Komeini ha condotto, in nome della religione, la rivoluzione che ha abbattuto lo Scià in Iran e che ha posto gli uomini "del Fiqh" sul trono del potere. Dall'altra, è nati il Jihad afgano che ha sostituito l'Islam al comunismo, e sostenuto dalle forze conservatrici a Oriente e a Occidente.
Dai Mujaheddin ai Talebani, da Komeini ad Ahmadinejad, da Reagan a Gorge Bush figlio, da Giovanni Paolo a Benedetto, quest'era non è altro, in Occidente ma anche in Oriente, che una serie di sviluppi e conseguenze.
La sconfitta del comunismo da parte del capitalismo non è stata accompagnata da nessun progresso sociale: il capitalismo, privo di ogni contenuto umano, ha raggiunto la cima incontrastata del mercato ma ha portato ad un vuoto spirituale che sembra possa essere colmato, o perlomeno coperto, soltanto dalla religione.
E la "guerra al terrorismo", preceduta dall'emergere della destra cristiana negli Stati Uniti, non ha tardato a rivelare una serie di errori derivanti dal dilagante vuoto di pensiero. E così questa guerra ha portato, attraverso le catastrofi umanitarie, politiche ed economiche che ha causato, a un rafforzato indottrinamento e a un clima di forte polarizzazione.
Nel mondo musulmano questa situazione è sfociata, nella sua forma più violenta, nella brutalità che ha vissuto, e che vive, l'Iraq, dove la bestialità si è manifestata con tanta sfrontatezza da sfiorare la pornografia ed è stata amplificata dalla televisione, dalle operazioni di al-Qaeda e dal suo terrorismo religioso che ha dato seguito ad ancor più terrorismo.
La conseguenza di tutto questo è il volto che assumono, nei paesi di arrivo, gli immigrati, che si attaccano a "personalità" reali o immaginarie, immischiandosi con sempre maggior vigore in scontri simbolici attorno ad un velo o a delle vignette, piuttosto che preoccuparsi di questioni concrete come l'inserimento abitativo e lavorativo.
Da "Orientalismo" di Edward Said a sinistra, a "Conflitto di civiltà" di Samuel Huntington a destra, c'è il seme della separazione e dell'espansione dei suoi confini.
L'atto del Papa, che, almeno dal 1968, rappresenta la destra teologica ed ecclesiastica, non si discosta da tutto ciò. Il problema è che le polemiche sono state divulgate e diffuse da voci che hanno seguito presso di noi, prima fra tutte al-Jazeera ovviamente, che non aiuta certo, considerando il mondo come due campanili che non si legano l'un l'altro se non attraverso l'odio e il rancore.
Trad. Cecilia Fazioli