La gente…cammelli e cavalli
Muhammad Diyab
Asharq al-Awsat
09/11/2005
"I camelli, frustrati, compiono migliaia di passi senza mostrare in alcun modo la fatica, poi all'improvviso si posano sulle ginocchia e muoiono; i cavalli, invece, si stancano poco a poco, sono sempre consapevoli delle loro capacità e del momento in cui potrebbero morire".
Da quando ho letto queste righe sul romanzo "L'alchimista" di Paolo Coelho ho iniziato a dividere la gente in "cammelli" e "cavalli", e ho trovato che molta gente è più vicina alla natura dei primi piuttosto che a quella dei secondi. Essi corrono dalla mattina alla sera senza fermarsi e all'improvviso li vedi crollare stremati e morire. Conosco un uomo retto che passa la vita a faticare, va da casa a lavoro facendo sempre la stessa strada, la strada giusta; mangia un solo tipo di pane, quello che è giusto mangiare; nel momento in cui cadrà sulla sua scrivania del suo ufficio, il suo funerale sarà celebrato nel modo che si conviene e sarà scritto sulla sua lapide "Qui giace un uomo retto".
Contrariamente, tra i "cavalli" puoi trovare uomini come al-Bir Qasiri, lo scrittore egiziano che compone in francese, che esalta l'ozio e l'inattività, vedendoli come necessari alla riflessione. Come ha detto il collega Hasonah al-Mesbahi nel suo scritto che parla di questo strano individuo, applica alla vita reale le sue idee: non si sveglia al mattino a meno che qualcosa di importante non lo costringa, avrebbe persino rifiutato di ricevere un importante riconoscimento letterario che gli sarebbe stato conferito di mattina se l'appuntamento non fosse stato rimandato a mezzogiorno, dopo che il ministro francese cedette di fronte a questo suo dolce far niente. La sua oziosità arriva a tal punto che quel letterato continua a soggiornare nello stesso albergo da quando è arrivato in Francia negli anni Cinquanta, perché gli pesa raccogliere la sua roba e spostarsi da un'altra parte.
L'autore di queste righe ha trascorso interi anni della sua vita da "cammello", e i lunghi anni che gravano su di lui continuano a interferire lasciandolo con la metà delle forze e dei giorni, oggi mi sdraierò sul mio letto e mi rilasserò leggendo la poesia di Amal al-Jaburi:
"Al sonno dell'uomo saggio non giungono facilmente i più
che aspettano per ore alla porta del giorno
portando gli strumenti magici
per pulire il volto della città con il torpore
riuniscono i corpi umani, annunciano la loro unità per abbattere il muro
si leva il sonno nascondendo l'assassino e la vittima col suo nero mantello
il sonno è silenzio, morte temporanea
il sonno è uno scherzo segreto e raro della notte".
Morale: che tu sia cammello o cavallo, non puoi sempre scegliere, la vita ti costringe a galoppare, galoppare e galoppare finché non ti cresceranno le gobbe... e che Dio ti scampi dal cadere.
Trad. Cecilia Fazioli