La convivenza o lo scontro con l'altro?
Khaled an-Nuwaysir
al-Hayat
12-10-2006
I rapporti tra il mondo islamico e l'Occidente sono caratterizzati da oscillazioni e tensioni continue derivanti dalle numerose provocazioni che giungono da entrambe le parti, specialmente se a lanciarle sono personalità e istituzioni.
In Occidente tutto è iniziato con la cosiddetta guerra al terrorismo, che si è portata dietro quelle dichiarazioni contro l'Islam e il Profeta che continuano tutt'ora. L'Occidente sostiene l'esistenza di una corrente islamica che costituirebbe un pericolo per sé e per i suoi interessi, anzi sarebbe ormai una seria minaccia nei confronti della sua cultura e della sua civiltà attuali.
Dall'altro lato, nel mondo islamico si levano voci che inneggiano alla lotta ai "crociati" dell'Occidente, considerati la causa di tutti i problemi che attanagliano il mondo arabo, e anzi all'ostilità nei confronti dell'intera civiltà occidentale.
Colpire le religioni e i simboli di una cultura è senza dubbio un atto riprovevole, qualunque siano le giustificazioni e i motivi che spingono a farlo, perché quando una nazione viene toccata nelle sue fedi diventa difficile tenere a bada le reazioni. Non si può pensare di lanciare simili provocazioni in una comunità che considera la religione un bene prezioso tanto da esserne il fondamento essenziale, culturale e ideologico: queste anime rabbiose non terrebbero più conto degli aspetti razionali e oggettivi; tali fedi e simboli costituiscono il fondamento della vita della comunità e come tali vanno considerate e rispettate. La realtà è che le voci che si levano oggi in Occidente contribuiscono ad accentuare l'ostilità e l'odio da parte dell'Oriente nei confronti di tutto ciò che lo riguarda, gli viene così gettata addosso un'ombra di inquietudine, di incertezza e di diffidenza che copre anche i lati positivi di questa civiltà. Questo tipo di provocazioni non fa che seminare dubbio e difficoltà nell'intimo del rapporto del mondo islamico con l'Occidente e il raccolto purtroppo non potrà essere che di un solo tipo; soprattutto visto che questi provocatori occupano posti decisionali in politica e nella cultura in Occidente. Questo gruppo di fanatici preferisce la teoria dello "scontro di civiltà" a quella del "dialogo tra le civiltà".
Sull'altra faccia della medaglia, c'è in Oriente chi rifiuta la convivenza con l'altro, considerandolo una minaccia per l'Islam e un male, incita a combatterlo e tende a ripiegarsi su sé stesso adottando la politica dello struzzo che mira ad ignorare l'altra parte del mondo.
Gli insuccessi di alcune politiche sono stati presi da qualcuno come pretesto per giudicare l'intera civiltà occidentale che, uscita dalle tenebre del Medioevo, dice di rispettare l'intelletto e il libero pensiero e invece domina il mondo politicamente, economicamente e culturalmente. L'Occidente è oggi una realtà internazionale che è riuscita a imporre la sua influenza e la sua presenza in tutte le questioni internazionali importanti e decisive. Ha presentato il suo modello democratico al mondo, con i suoi aspetti positivi e non, gliel'ha imposto anzi, stabilendo i principi dell'ordine e del rispetto delle leggi e della costituzione, senza contare però che i progetti e le decisioni che non sono stati completamente pianificati, hanno intrapreso una strada che gli specialisti già sanno con precisione a cosa porterà.
Il mondo islamico sta attraversando una fase in cui non si affida alla razionalità ma si vincola al passato, e accusa dei suoi problemi l'Occidente che ha distrutto città intere, come ha fatto in Giappone il secolo scorso. Quest'ultimo però è riuscito a mettersi alle spalle il passato a costruire una civiltà grandiosa sotto le macerie dei missili, ha istituito una nuova giustizia che garantisce i suoi interessi e che governa i suoi rapporti con l'Occidente: la più grande prova di questo sono i commerci e gli scambi che intrattiene con esso.
La lingua dell'interesse si impone oggi come la più grande necessità per la convivenza e la collaborazione con l'altro: siamo lontani da quelle dichiarazioni e da quei comportamenti che non servono alcun vantaggio. L'Occidente sa perfettamente di avere importanti tornaconti nel mondo islamico, e la critica di alcune sue personalità nei confronti dell'Islam e dei suoi simboli non fa altro che comprometterli. L'interesse e la realtà dei fatti devono spingere il mondo islamico a prendere le distanze dall'eccessiva suscettibilità nei confronti dell'Occidente e ad adottare una visione pragmatica che faccia sì che i concetti positivi nascosti in questa cultura vengano accolti. Non tutte le culture occidentali sono un fantasma da temere.
La civiltà tutta è oggi creazione occidentale: le cure per malattie ritenute incurabili, la macchina superveloce, i programmi abitativi, di istruzione, culturali, anche le lingue che alcuni si vantano di sapere: tutto questo è frutto della cultura occidentale; e allora come può esistere lo scontro con questa civiltà se il mondo musulmano continua a dipendervi?
Il mondo oggi ha un estrema necessità di dialogo su tutte le questioni e in tutti i campi, soprattutto c'è bisogno di dar vita a un ampio dibattito culturale e religioso che si fondi sul rispetto dei credo e di tutti i sentimenti religiosi: questo sarebbe terreno fertile per la convivenza e l'accettazione dell'altro, per il consolidamento di basi pacifiche e chiare sulle quali possano essere salvaguardati gli interessi e i vantaggi comuni. Bisogna che si levi la voce del giudizio e della logica, visto che nel mondo di oggi gli interessi si intrecciano e i legami internazionali sono stretti; viviamo in un villaggio globale dove non esiste un'ostilità o un'amicizia perpetua, ma interessi vitali da entrambe le parti.
Trad. Cecilia Fazioli