L'omicidio di Bhutto e il futuro dell'ideologia del partito popolare pakistano
Walid Mahmoud 'Abdel-Nasser
(scrittore egiziano)
Al-Hayat
02/01/2008
Molti analisti si stanno confrontano riguardo all'omicidio della leader pakistana Benazir Bhutto, le provocazioni reciproche viaggiano a livello locale, regionale e mondiale e si rifanno a questioni politiche, costituzionali o alla cosiddetta "guerra al terrorismo"; altri discutono del futuro politico del Partito Popolare Pakistano (PPP) fondato dall'ex primo ministro Zulfikar Ali Bhutto. Personalmente mi interessa sottolineare qui un solo aspetto: i riflessi dell'omicidio della signora Bhutto nell'impostazione ideologica del PPP di cui era il leader. È evidente come questo partito abbia un'impronta particolare nell'intero panorama dei partiti politici, non solo in Pakistan ma in tutti i paesi musulmani. Ha sempre avuto un punto di vista chiaro del rapporto con l'Islam, con concetti come democrazia e socialismo e della sua posizione nei confronti dell'Occidente. Il Partito Popolare, rappresentato dal suo leader Zulfikar Ali Bhutto, governò il Pakistan, con il consenso elettorale, nel periodo che seguì la sconfitta contro l'India nel 1971 e rimase al potere fino al rovesciamento militare che distrusse il regime democratico e lo sostituì con uno militare guidato dal defunto generale Zia-ul-Haq. Ne seguirono il processo a Bhutto, la condanna a morte e l'esecuzione che avvenne nonostante le ampie rimostranze che in quel periodo si scatenarono dentro e fuori del Pakistan.
Zulfikar Ali Bhutto aveva un modo particolare di concepire l'armonia tra tradizione e modernità e, nello specifico, il compromesso tra i precetti dell'Islam, la sua vocazione e i suoi insegnamenti da una parte e, dall'altra, le richieste delle comunità musulmane contemporanee, in particolare quella pakistana. Il Pakistan nacque su basi religiose, conseguentemente alla spartizione coloniale elaborata dalla Gran Bretagna per l'India, la quale, divisa dal Pakistan, ottenne la concessione dell'indipendenza: ne risultò che l'Islam andò ad occupare il cuore dell'identità nazionale pakistana. Successivamente il paese subì, nel 1971, la tragedia di una guerra e di una disfatta contro l'India, dalla quale nacque il Bangladesh. Bhutto era uno di quelli si resero presto conto dei limiti del sostegno occidentale alla sua patria, anche durante la guerra fredda tra capitalisti e socialisti e nonostante l'appoggio dei primi al Pakistan per controbilanciare l'India, schierata con l'allora Unione Sovietica. Bhutto padre tentò, durante il periodo della sua condanna, di rielaborare i suoi orientamenti ideologici, molti dei quali si ritrovano nei suoi scritti: ne "l'illusione dell'indipendenza" trattò di quella che secondo lui era l'indipendenza incompleta di cui godevano il Pakistan e gli altri stati musulmani; fu lui, e non il generale Zia-ul-Haq, il primo ad iniziare il programma nucleare pakistano per assicurare al paese una fonte di energia indipendente a livello regionale e mondiale. Bhutto avanzò anche delle audaci interpretazioni di alcuni concetti islamici nel suo libro "Riguardo ad alcuni aspetti del pensiero islamico", affermò che nell'identità nazionale che unisce i pakistani sono mescolati insieme tanto il religioso quanto il laico e propose l'ipotesi della costruzione di uno stato moderno in Pakistan. Così facendo Bhutto contrastò i partiti, i gruppi e le persone che aspiravano al monopolio dell'Islam o che si ritenevano in grado di decidere cosa fosse musulmano e cosa non lo fosse, considerando la religione il sovrano incontrastato di ogni suddito. Provò ad unire nelle sue riflessioni le innovative idee di ispirazione islamica di Muhammad Iqbal e i contributi di più ampio respiro di intellettuali pakistani come il poeta Omar al-Khayyam, non esitò inoltre ad attingere da alcuni concetti occidentali che trovava idonei all'essenza della sua impostazione concettuale. Bhutto considerava l'opzione democratica una scelta ideologica e strategica idonea per sé e per il suo partito, rifiutava le critiche che gli venivano rivolte per il suo interesse nei confronti di un concetto "occidentale" e difendeva la dimensione democratica del pensiero islamico. In quel momento storico, nonostante le condizioni della guerra fredda che decisero le alleanze internazionali del Pakistan e il suo schieramento col blocco occidentale in opposizione indiretta con quello socialista, il partito popolare sotto la guida di Bhutto si ispirava alla giustizia sociale e, pur essendo più vicino alla democrazia sociale che al socialismo puro, il suo orientamento a favore delle classi basse e medie portò il partito ad essere considerato il rappresentante della sinistra nel panorama politico pakistano.
Nel frattempo sono di certo cambiate molte cose per il Pakistan e forse il mutamento più importante, dopo la scomparsa di Bhutto padre, fu l'ingresso delle forze sovietiche in Afghanistan nel 1979 e il passaggio di potere che ne seguì, nella cornice di una strategia, messa a punto dagli Stati Uniti, che mirava a mobilitare i giovani musulmani su basi "jihadiste" per combattere la presenza sovietica in Afghanistan. Alcuni ancora credevano, a torto, che il Pakistan si sarebbe tenuto fuori dall'espansione islamica avviata dalla guerra in Afghanistan ma il tempo confermò in breve tempo l'impossibilità che questo potesse avvenire.
Benazir Bhutto, la figlia che aveva ereditato dal padre la guida del Partito Popolare, si trovò di fronte un paese diverso e una politica che imponeva regole di gioco nuove, dettate dalle difficili condizioni che si crearono dopo la morte del generale Zia-ul-Haq in circostanze tutt'ora oscure. La leader guidò il governo dal 1988 per due anni, a seguito delle elezioni democratiche attraverso le quali il Pakistan votò per un rinnovamento del Partito Popolare e dell'impianto ideologico improntato dal suo fondatore maggiore di quanto interessasse alla figlia, nuova al mondo politico del Pakistan dell'epoca, soprattutto visto il suo impegno a seguire la rotta indicata dal padre. Con la fine della presenza sovietica in Afghanistan sembrò arrivato il momento per tornare ad occuparsi delle questioni nazionali, svincolandosi dal legame tra la situazione politica interna e le conseguenze della guerra in Afghanistan, che interferiva nella realtà ideologica e politica delle organizzazioni islamiche, specialmente quelle propense all'uso della violenza.
La signora Bhutto ottenne di nuovo la presidenza del paese dopo le elezioni del 1993 per un periodo di tre anni, questa volta dopo sviluppi internazionali importanti rappresentati dal crollo dell'Unione Sovietica e del blocco socialista e segnali di un avvicinamento tra America e India che molti vedevano necessariamente a discapito del Pakistan. C'erano poi dei cambiamenti interni che si muovevano in direzione contraria all'impianto ideologico del Partito Popolare: da un lato la crescita dell'influenza di correnti islamiche radicali, che portarono ad una maggiore attenzione al movimento dei "talebani" dopo la presa del potere a Kabul, dall'altro il susseguirsi di scandali per corruzione nella famiglia Bhutto, soprattutto per via del marito della signora Bhutto, e le continue minacce rivolte a suo fratello Murtaza Bhutto che influirono in maniera negativa sull'immagine del Partito Popolare come difensore delle classi basse e medie e del cambiamento democratico pacifico. Le minacce rivolte alla famiglia Bhutto confluirono nella sentenza e nelle condanne, alle quali seguì, dopo la morte di Murtaza, la fuga della famiglia che andò in esilio all'estero per evitare la prigione. Questo comportò sviluppi importanti in Pakistan, riassumibili nel rovesciamento del 1999 che portò il generale Musharraf al governo. Durante gli anni di questo ultimo esilio, la signora Bhutto pubblicò molti libri che contrastano con la sua iniziale volontà di riallacciarsi al pensiero del padre, conclusione deducibile anche dalla sola lettura dei loro titoli: "Figlia dell'oriente", "La riconciliazione tra l'Occidente e l'Islam", ecc.
L'ultimo ritorno di Bhutto in Pakistan avvenne in condizioni molto difficili per l'ideologia del PPP. La dimensione religiosa era aumentata tanto nel paese che si manifestò e crebbe il movimento pakistano dei talebani e si ingigantì l'influenza di scuole religiose a volte caratterizzate dalla violenza. Musharraf, proveniente dall'esercito, si affrettò a estirpare le radici della violenza e dell'estremismo religioso e a costruire un'idea islamica moderata; questo era lo stesso obbiettivo la stessa signora Bhutto che si prefiggeva con decisione: lei e il generale Musharraf erano, almeno su questo punto, nella stessa trincea. Questo rappresentava una sfida tra i due ed aveva delle conseguenze sull'impianto ideologico del Partito Popolare. Lei risolse questa questione accettando di concorrere alle elezioni previste per l'8 gennaio 2008, e continuando la sua propaganda elettorale sullo sfondo del programma ideologico del PPP e del suo defunto genitore del quale appaiono foto con lei da ogni parte.
Ora, dopo che Bhutto figlia è scomparsa dal panorama politico pakistano e dal mondo, si sollevano domande sulla strada che intraprenderà la nuova guida del Partito Popolare Pakistano, non tanto sul piano politico ma su quello ideologico e concettuale: opererà una revisione ideologica alla luce dei nuovi sviluppi rivedendo anche la mappa delle sue alleanze politiche o l'omicidio della sua leader servirà a fissare la fedeltà alle sue certezze ideologiche, a dimostrare la bontà delle sue scelte e a scommettere sulla solidità del suo programma, sulla sua intransigenza e sui milioni di persone che dissentivano da Bhutto figlia?
Trad. Cecilia Fazioli