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Intervista ad Ayad Jamal al-Din: Commenti sul referendum in Iraq, relazioni Iraq-Iran e sunniti

Ayad Jamal al-Din, intellettuale, politico e uomo religioso sciita, influente nella scena politica irachena.

Che cosa pensa della Costituzione?
Ho alcune riserve sulla Carta nel suo insieme, ma nonostante tutto sono andato a votare 'sì'. Credo, infatti, che il fallimento di questa Costituzione potrebbe portare ulteriori problemi al paese. Sono comunque convinto che una vittoria della Carta a grande maggioranza non sia un bene. Preferisco un suo successo con una percentuale non troppo alta, per garantire la modifica degli emendamenti, che dovranno essere discussi dopo quattro mesi dalla formazione del nuovo Parlamento. E' importante per il paese che la Costituzione sia ancora in fieri.

Quali sono le sue riserve sulla Carta?
La prima riserva è sull'articolo due, che tratta il tema dell'Islam. Sono tre gli elementi che metto in discussione:
- Il primo è il paragrafo che dice che l'Islam è la religione ufficiale dello Stato.
- Il secondo è che l'Islam è una delle fonti principali della legge.
- Il terzo è che nessuna legge può essere legiferata, se si oppone o contraddice i principi dell'Islam.
La domanda che immediamente mi sono posto è stata: chi decide se una proposta di legge va contro i principi dell'Islam? Nel capitolo tre, paragrafo uno, della Costituzione si dice che verrà formata un'Alta corte federale, composta da esperti legali e esperti di Sharia, che avrà un potere di veto sul Parlamento. Questo è molto pericoloso per il paese. Ad ogni modo, mi sono posto anche un'altra domanda: un esperto legale, mi immagino, che avrà fatto i propri studi all'Università di Baghdad, ma gli esperti di Sharia dove li troviamo? Sicuramente saranno i marjaiyat di Najaf e pertanto rischiamo di adottare in Iraq il principio di wilayat al faqih (quando lo Stato e la regione non sono divisi, ndr) al quale mi oppongo fermamente.
La mia seconda riserva è che un articolo legato alla convenzione internazionale dei diritti umani è stato tolto dalla Costituzione. Le forze islamiche hanno infatti chiesto di toglierlo e i curdi e gli scitti hanno accettato per raggiungere un compromesso.

Dopo il referendum, come valuta l'opposizione sunnita?
Credo che i sunniti non riusciranno ad avere due terzi dei voti in tre province contro la Carta: non saranno capaci di bocciare la Costituzione. La divisione interna tra sunniti è infatti maggiore della loro divisione sulla Carta. Questa scissione è infatti più profonda: tra coloro che appoggiano il terrorismo e coloro che appoggiano il processo politico.

Ma quanti sono i sunniti che appoggiano gli insorgenti?
E' una piccola minoranza. L'alta affluenza al referendum è stata inoltre uno schiaffo al terrorismo. Nelle prossime elezioni legislative di dicembre, prevedo che ci saranno ancora più elettori che andranno alle urne. Alla fine dell'anno, l'Iraq avrà portato a termine tre elezioni e scritto una Costituzione. Questo è un processo molto importante per il paese.

L'influenza iraniana nel paese ha raggiunto livelli pericolosi per la democrazia?
Sicuramente. Voglio sottolineare inoltre che le intromissioni dirette da parte dell'Iran possono avvenire non soltanto sotto forma di terrorismo, ma anche nell'educazione e nel piano economico. I partiti in Iraq devono capire che se continueranno a cercare appoggio esterno diventeremo come il Libano. La battaglia oggi è tra il nuovo Iraq e il terrorismo e le intromissioni nel paese da parte dei paesi della regione. I partiti in Iraq hanno il diritto di cercare appoggio, ma non dobbiamo accettare una situazione dove i problemi iraniani diventino anche i nostri: come il dossier sul nucleare.

In Iran lo Sciri è visto come un nemico, ma in Iraq lo stesso Sciri è parte del governo. Credi però che lo Sciri possa accettare la dominazione iraniana?
Lo Sciri ha combattuto contro Saddam Hussein, i suoi membri sono iracheni e fanno parte di un partito iracheno. (Non risponde alla domanda, ndr)
Le paure dei sunniti nei confronti dell'Iran sono giustificate e gli sciiti devono capire che se continuano a mantenere le loro relazioni con l'Iran anche i sunniti continueranno a cercare appoggio dai paesi della regione. Dobbiamo quindi iniziare a  costruire una fiducia interna tra le varie fazioni irachene. Le relazioni con l'Iran devono essere mantenute soltanto a livello di istituzioni governative non attraverso i partiti, che sembrano avere ognuno un proprio ministro degli Esteri. Questo è inaccettabile.

L'Ayatollah al-Sistani ha detto di andare a votare 'sì' al referendum, ma ho sentito che ha anche lui delle riserve sulla Carta. Me lo conferma?
No, non ha alcune riserve.

Come prospetta il ruolo delle donne nella politica del paese?
Il paese ha fatto un grosso passo avanti per quanto concerne il ruolo delle donne. Siamo l'unico paese in tutto il Medio Oriente dove il 25 per cento dei seggi in Parlamento è loro garantito. Non è consentito un numero inferiore a questa percentuale, ma soltanto superiore.

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