Gli arabi e l'arte del perder tempo!
Erfan Nizam ad-Din
Al-Hayat
05/12/2005
Noi arabi viviamo in una terra che brucia, siamo abituati alla lava del vulcano che ci sottomette e ci accontentiamo di essere vittime impotenti prive della forza necessaria per difenderci.
Questo atteggiamento ci ha portati a essere deboli, scoraggiati, rassegnati a lasciare in sospeso ogni problema, crisi, errore, colpa o sventura mettendoci così nelle mani degli stranieri.
Nessuno vuole riconoscere l'incapacità, la negligenza, la responsabilità e i doveri, nessuno vuole avviare una linea di difesa in questa fase critica in cui subiamo la duplice tirannia degli stranieri e quella dei nostri stessi parenti...
La scena araba appare confusa, agitata, carica di preoccupazioni, di fragilità, di problemi... il suo corpo è sottomesso, schiacciato colpo dopo colpo, inerte.
Tutto quello che riusciamo a fare è "giocare a perder tempo", perseverare in un'attesa senza fine e senza speranza e in atteggiamenti sbagliati:
- L'esagerazione nel far mostra di sentimenti e opinioni, nel ripetere quelle stesse frasi che hanno intorpidito il mondo arabo per più di 60 anni, parole a cui non sono seguiti fatti. Queste parole hanno ormai perso ogni significato, perché non è più importante che cosa si dice ma come, dove e quando lo si dice!
In realtà tutto questo non ha alcun senso se non viene seguito da fatti concreti: allora ciò che acquista valore non è ciò che viene detto, ma come viene attuato, dove e quando.
- Con l'assenza di azioni pratiche ci si rilega per sempre al ruolo di "complemento oggetto", mentre quello di "soggetto" non rimane per gli arabi che una chimera.
- Questa condizione di stallo porta gli arabi a bloccare le imprese efficaci e serie dando spazio a opere di abbellimento e a movimenti simbolici che non fanno altro che congelare le situazioni e rimandare le decisioni.
- Il far diventare queste pratiche un'abitudine divora le energie, fa naufragare le speranze e addormenta i popoli che si abituano ad arrendersi alla realtà senza spirito di responsabilità e senso del dovere.
- La mancanza di responsabilità porta a non cercare soluzioni e a non riconoscere i rischi che si corrono, a consolidare uno stato di divisione e a trasformarlo in una realtà permanente.
- Non si può negare la presenza stabile e numerosa di stranieri che hanno nei nostri confronti atteggiamenti di odio e avidità, ma dove sono però i nostri doveri e le nostre responsabilità, i nostri progetti, le nostre strategie chiare, la nostra fermezza e forza di decisione, i nostri sforzi per unirci e costruire una forza capace di competere con i nemici e di difendere i nostri diritti, le nostre terre e le nostre istituzioni?
Nulla... nessuna fugace speranza... nessuna luce oltre le tenebre... solo parole senza fatti e fantasie senza impegni, speranze senza riscontri nella realtà e rassegnazione al "tempo" come una carta magica che risolve i nostri problemi.
In questi giorni la storia si ripete: l'attesa è l'unica cosa da fare, la "soluzione".(...) Ho paura di scoprire che non usciremo più da questa commedia del perder tempo, come in un labirinto senza uscita. Il momento di decidere arriverà tra un giorno, un mese o un anno e noi continueremo ad aspettare ancora giocando con i nostri interessi e i destini della gente, con il loro presente e il loro futuro, ci nasconderemo dietro l'attesa nel tentativo vergognoso di mascherare la passività e il fallimento. Queste tristi parole non hanno altro scopo se non quello di porre attenzione sulla patria malata e chiarire la condizione che stiamo vivendo, le sofferenze che angustiano ogni uomo arabo, lo tormentano e lo portano sull'orlo della disperazione; perché aspettare e giocare a perder tempo è diventata la nostra condizione abituale. (...)
Trad. Cecilia Fazioli