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Intervista di Fouad Allam, sociologo ed editorialista di Repubblica, sulla Consulta islamica, nominata dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu.

Commento per Arabiliberali.it
"Nella Consulta, i cui membri sono eterogenei, manca una figura di spicco come quella del teologo.
Il rischio è infatti che le finalità di questo organismo siano soltanto i problemi sociali. Anche se la questione sociale ha invaso tutto l'Islam in Europa. La soluzione intravista è però positiva anche se avrei voluto vedere delle figure più teologiche che hanno abbozzato già in Italia una riflessione sull'Islam come religione della minoranza".

Intervista  per il Foglio
Roma. Khaled Fouad Allam, sociologo ed editorialista di Repubblica, approva con qualche riserva la Consulta islamica nominata dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. "In tuti i paesi europei, con l'aumento della popolazione musulmana si è creata una richiesta per una visibilità pubblica dell'islam - dice al Foglio Allam - Dall'altro lato, si è vista aumentare la necessità di trattare le questioni legate alla sicurezza e l'islam". Per Allam, i governi hanno dovuto far fronte a questa situazione, cercando una chiave che fosse "più o meno istituzionale" per definire un "certo volto dell'islam come garante di un islam moderato  e come interlocutore affidabile". Fino ad adesso i tentativi sono stati messi a dura prova - dice Allam - dalle forti divisioni intrinsiche alle comunità musulmane che esprimono delle sensibilità religiose e politiche estremamente diverse. "Il punto centrale è che i musulmani hanno un'enorme difficoltà a unirsi per la semplice ragione che non esiste una chiesa nell'islam e nemmeno un'autorità - sostiene il sociologo di origine algerina - Il nesso che legava i musulmani fra di loro nei propri paesi di origine attraverso la relazione tra territori e islam scompare nell'immigrazione".
Secondo Allam, l'Europa si trova pertanto davanti a un paradosso: inventare una chiesa che non c'è. L'idea del ministro Pisanu è però quella di trovare una soluzione a metà strada fra lo Stato e le diverse espressioni dell'islam. Un luogo che abbia la funzione di interlocutore. "La Consulta, nel senso etimologico della parola, richiama - può darsi senza volerlo - un principio del diritto musulmano: l'Ijma", dice Allam. Il suo compito era quello di definire un consenso su vari problemi legati alla vita stessa della comunità. Per l'editorialista di Republica, pertanto, è possibile trovare "meccanismi universali delle società". Ma il problema sarà il confronto della Consulta con la realtà.
"Quali saranno infatti i margini della sua autorità e come potrà definire la sua stessa autorità di fronte alle comunità in Italia?", dice Allam. L'altro problema è la forte eterogeneità dei membri, non tutti con la stessa formazione e la stessa lettura del Corano. "Manca una figura di spicco. Un teologo come l'algero-tunisino Adnan Makrani, che si è formato al Pisai e alla Gregoriana, prima ancora nel mondo arabo e adesso lavora nell'ambito islamo-cristiano". Il rischio, per Allam, è che la Consulta senza una base teologica diventi un organismo le cui finalità sono soltanto i problemi sociali.

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