DOPO ISRAELE DIFENDIAMO IL DIRITTO DI AKBAR GANJI ALLA VITA
Ahmad Rafat *
Cari amici, abbiamo difeso con una bellissima manifestazione, dove giovani ebrei, arabi e iraniani ballavano insieme, mano nella mano, il sacrosanto diritto d'Israele ad esistere. Personalmente non solo mi sono fatto promotore di un appello, firmato da membri della comunità iraniana residenti in Italia, che condannava senza riserva le allucinanti dichiarazioni del presidente Mahmoud Ahmadinejad, ma in una lettera ho chiesto anche ai miei amici e ai miei concittadini italiani, perchè chi da tanti anni vive in questo paese così deve sentirsi, di partecipare a questa manifestazione, perché sono convinto che non si raggiunge la pace distruggendo ma costruendo.
Giovedì sera, gli organizzatori della fiaccolata di protesta contro le indegne parole di Mahmoud Ahmadinejad, avevano sistemato sotto il palco uno striscione con la scritta "libertà per l'Iran". La presenza di questo striscione, le parole bellissime del rabbino capo di Roma che ha onorato il popolo iraniano, la sua millenaria storia, e la sua bandiera, mi fanno pensare che i manifestanti, almeno molti di loro, hanno a cuore le sorti di questa antica nazione. E a loro che mi rivolgo a poche ore dalla fine della fiaccolata di solidarietà con Israele.
Cari amici, da oltre cinque anni un giornalista, uno scrittore, un uomo combattente, vive in una cella, dove malgrado le torture, le umiliazioni quotidiane e le pressioni, non solo non ha mai smesso di difendere le sue idee, ma giorno dopo giorno ha alzato il tiro e ha criticato con maggiore lucidità, il regime teocratico, di cui molti anni fa andava fiero e difendeva. Quest'uomo si chiama Akbar Ganji. Oggi pesa la metà di quanto pesava quattro mesi fa a causa di uno sciopero della fame durato 70 giorni. Soffre di diversi disturbi, anche di una gravissima forma di asma.
Akbar Ganji non è solo uno dei tanti prigioniero di coscienza rinchiusi nelle carceri della Repubblica Islamica, di cui bisogna chiedere con forza la liberazione. Akbar Ganji è diventato un simbolo, l'unico simbolo della lotta di un intero popolo interno per la libertà e per la democrazia. Proprio perché un simbolo, quest'anno, il prossimo 15 novembre, riceverà a Siena il Premio Internazionale per la Libertà di Stampa.
A Siena non ci sarà Ganji a ricevere questo premio. Ci sarà sua moglie, se le autorità della Repubblica Islamica consentiranno a questa donna coraggiosa di uscire dal paese. Ci sarà sicuramente uno dei suoi difensori, mentre l'altro difensore si trova attualmente in cella per aver fatto uscire dal carcere una lettera dello stesso Ganji indirizzata agli uomini liberi del mondo.
Come giornalista, come iraniano, come italiano, come cittadino del mondo chiedo a chiunque abbia partecipato ed abbia aderito alla fiaccolata di giovedì a difesa d'Israele,
di spendere qualche parola anche a difesa di quest'uomo che rappresenta idealmente, e a rischio la propria vita, tutti gli iraniani che si battono per le libertà e per la democrazia. Facciamo del 15 novembre, la giornata di solidarietà con Akbar Ganji.
*Portavoce dell'Iniziativa per la Libertà d'Espressione in Iran