A SETTANTADUE ANNI AVEVA ANCORA MOLTE FRECCE AL SUO ARCO: SCENARI, SOGNI SULL'ANDALUSIA, SALADINO… MUSTAFA AL-AQQAD HA DIFFUSO L'IMMAGINE DELL'ISLAM A LIVELLO CINEMATOGRAFICO ED E' CADUTO VITTIMA DELL'ESTREMISMO
Abdu Wazen
al-Hayat
12-11-2005
Mustafa al-Aqqad, il grande cineasta arabo che ha diffuso una bella immagine del vero islam nel mondo tramite il suo film "Il messaggio", è morto in un attentato terroristico eseguito da coloro che plagiano proprio questa immagine. Iqad ha resistito alla morte per ore, dopo averla vissuta da vicino in occasione del decesso di sua figlia Rima in quel momento drammatico.
E' morto a settantadue anni, ma aveva ancora molte frecce al suo arco: scenari e sogni che non gli è stato permesso di realizzare. Egli era l'arabo che era riuscito a conquistare Hollywood senza cambiare il suo nome e senza dover far finta di dimenticare le sue radici arabe e islamiche, realizzando film di livello mondiale. Una volta gli fu chiesto: "Perché non cambia il suo nome ad Hollywood?" Rispose: "Come posso cambiare il mio nome, se me l'ha lasciato in eredità mio padre?"
Mustafa al-Aqqad è morto in maniera cinematografica. La scena drammatica sembrava quella di un film sul terrorismo, per quanta violenza, morti e sangue c'erano… Sul suo celebre film "Il messaggio" (1976) sono cresciute generazioni arabe e molti conservano nella memoria spezzoni dei suoi meravigliosi dialoghi. Eppure, egli non immaginava che sarebbe stato una delle vittime di quell'estremismo che egli una volta descrisse come "la fonte dell'ignoranza". Forse la sua consolazione, però, sta nel fatto che è morto in una città non lontana dalla sua città natale, quella Aleppo in cui era nato nel 1933 e nella quale aveva fatto conoscenza con il cinema. La sua storia con i film quando era un bambino somiglia proprio alle vicende delle personalità cinematografiche. Aveva un vicino che gestiva una sala, che lo portava con sé e gli mostrava come proiettare un film e tagliare le scene vietate… Da allora si sviluppò in lui la passione per il cinema. A diciotto anni decise di diventare un cineasta e scelse Hollywood, il posto dove sognava di andare. E quando vi si recò nel 1954, dopo aver lavorato un anno intero per permettersi il costo del biglietto, suo padre non poté far altro che dargli 200 dollari e una copia del Corano.
In meno di quattro anni si laureò all'università della California e, durante quel periodo, riuscì a seguire i lavori di alcuni studi cinematografici. Il suo primo film fu "Il messaggio", nella doppia versione araba e americana. Questa sua produzione introdusse al-Aqqad nel mondo arabo come un grande regista e come il primo che trattasse il messaggio dell'islam sul grande schermo, combinando fedeltà, oggettività, estetica, scenario e dimensione storica. Con questa pellicola si presentò anche in Occidente come un cineasta classico ma moderno, soprattutto dopo la sua collaborazione con il grande attore Anthony Queen nella versione americana. Lo stesso ruolo nella versione araba lo assegnò, invece, al bravo attore egiziano Abdallah Ghaith. Allora emerse la capacità di Iqad di produrre due copie simili e diverse al tempo stesso, riuscendo a lavorare con due cast di attori, uno arabo e uno straniero. Il film "Il messaggio" fu un grande successo, culturalmente ed artisticamente e divenne subito uno dei "classici" del cinema mondiale contemporaneo. Al-Aqqad sapeva come parlare agli spettatori, musulmani e non, e come trattare il messaggio islamico basandosi su dati storici e religiosi fondati. La diffusione del film collaborò alla trasmissione di un'immagine splendida dell'islam, come storia e come credo.
Il suo secondo grande successo fu "Omar al-Mukhtar" o "Il leone del deserto", che al-Aqqad realizzò nel 1980, con Anthony Queen e Oliver Reed come attori principali. Questo film non fu meno estetico e forte del precedente e chi l'ha visto non può dimenticare la scena in cui Omar al-Mukhtar viene ucciso accompagnato dalle urla di gioia e di sostegno delle donne. In mezzo a questi due film ne realizzò parecchi altri, narrativi e documentari. Tra di essi c'è "Halloween" del 1978, un film di paura prodotto dalla "Universal Studio" che raggiunse il secondo posto in classifica.
Al-Aqqad ha trascorso circa venti anni alla ricerca di un produttore per un film con il quale sognava di analizzare la figura di Saladino. Lo scenario era pronto e la sceneggiatura era completa… Tuttavia, il film è rimasto un sogno e così anche "Andalusia". Al-Aqqad vedeva nella personalità di Saladino la figura di un condottiero islamico che era riuscito ad unificare i popoli, ad affrontare l'occupazione e a sconfiggerla. "Andalusia", invece, rappresentava per lui una tappa della grandezza araba, politicamente, culturalmente e artisticamente, sebbene questo splendore non fosse durato a lungo.
Mustafa al-Aqqad trascorse la sua vita sognando in continuazione e l'ultimo dei suoi sogni era quello di costruire una città cinematografica mondiale che avesse un clima arabo e islamico. Eppure, non si è mai disperato per il fatto di non aver realizzato questi suoi sogni, come se i suoi settant'anni non avessero spento quella passione ardente che lo aveva portato da Aleppo a Hollywood quando aveva venti anni.
Trad. Daniele Orsini